-49 Giulio Cesare

10 -11 gennaio 49 a.C.

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La notte inquieta di Cesare, perso tra la Centuriazione e i suoi pensieri…

Cesare1

La storia di tutti…
Cesare era giunto a Ravenna l’ultima città della provincia romana della Gallia Cisalpina con la sua fedele Legio XIII , l’unità da guerra creata in Gallia dal generale stesso e sempre al suo fianco. Per raggiungere Rimini avrebbero dovuto varcare il “pomerium “ ed entrare all’interno della regione Italia. Il dittatore romano Lucio Cornelio Silla trentatrè anni prima aveva stabilito il confine, scegliendo come limite le sponde di un fiume dalle acque ribelli, che attraversa le terre centuriate comprese tra Cesena e Rimini: il fiume che chiamano Rubicone.
Erano tempi oscuri: l’età repubblicana era ormai al tramonto: la vecchia classe senatoriale, composta prevalentemente di aristocratici proprietari latifondisti non voleva cedere il passo alle nuove classi mercantili e finanziarie che si erano formate grazie all’espansione dei territori conquistati. Cesare voleva favorire questo ricambio, anche per i forti debiti contratti per finanziare le sue vittoriose campagne militari. Ma il Senato romano era sempre stretto attorno a Pompeo Magnus e al grande oratore della fazione degli Optimates Marco Tullio Cicerone, che accusavano Cesare di aver scavalcato i poteri della Res Pubblica mirando a diventare il nuovo dittatore di Roma.
Cesare era dubbioso: aveva cercato un accordo col Senato che gli consentisse di rientrare nelle cariche di comando della Repubblica: anche un Governatorato andava bene; avrebbe così mantenuto la posizione d’onore che gli spettava, e poi avebbe trovato il modo di ripagare i suoi creditori.
Ma la richiesta di compromesso era stata rifiutata. Pompeo e Cicerone si erano opposti duramente, convincendo il Senato a chiedere lo scioglimento dell’ esercito di Cesare e il suo rientro a Roma da semplice soldato, pena essere dichiarato nemico della Patria.
Nemico della Patria… lui, il generale artefice della fondazione di un impero, che aveva esteso il dominio della Res Publica romana fino all’oceano Atlantico e al Reno;
lui che aveva invaso per la prima volta la Britannia e combattuto in Germania. La richiesta di sottomissione al Senato equivaleva ad una morte politica… ma Cesare non può morire. C’era soltanto una via da prendere: varcare il Rubicone con le armi, infrangere il divieto e marciare verso Roma…poi la guerra civile…
…e quella che ci riguarda
Ravenna, la sera del 10 gennaio 49 a.C.
Ravenna pullulava di spie pompeiane, e Cesare per dare visibilità al dialogo verso le decisioni del Senato nei giorni precedenti lasciò partire alla spicciolata alcuni gruppetti di soldati con poche armi, simulando così un inizio di diserzioni da parte del suo esercito; in realtà con l’incarico di aspettarlo in un luogo predefinito.
Quella sera decise di cenare in compagnia, ma si allontanò poco dopo con la scusa di andare a visitare una scuola militare vicina, pregando i presenti di aspettare il suo ritorno. Con pochi e fedeli soldati in armatura leggera, sopra a un carro di un mugnaio trainato da un mulo, si allontanò dal campo militare di Ravenna. Avrebbe potuto prendere la via Popilia per raggiungere Rimini, ma volle confondere i suoi veri intenti e scelse di andare verso l’entroterra.
A metà del percorso senza raggiungere le colline all’orizzonte (forse quelle di Monte Maggio e di Bertinoro) e la via Emilia al loro piede, cambiò idea e svoltò verso est. Non voleva percorrere le principali vie romane che potevano essere sorvegliate dagli uomini della parte avversa, così proseguì attraversando un primo fiume (il Bevano) e poi un secondo (il Savio) quindi continuò per le stradine strette e i sentieri della centuriazione compresa tra Cervia e Cesena cercando la direzione sud-est.
Ma come accade ancora oggi ai turisti che si inoltrano per le nostre stradine della centuriazione, Cesare si smarrì, e dopo aver girovagato inutilmente incrociò un abitante mattiniero (probabilmente un contadino dei luoghi) che gli indicò la direzione per Ariminum.
Soltanto grazie all’aiuto di quel contadino Cesare riuscì a raggiungere il Rubicone, dove trovò a raccolta le poche truppe partite prima di lui dal campo di Ravenna.
Un sentimento di timore ancora lo pervadeva: mentre parlava coi suoi uomini dei pericoli a cui si andava incontro nell’attraversare il confine d’Italia, fu forse il suono di tromba di un soldato in avanscoperta sull’altra sponda del fiume, come un segnale d’attacco, a spingere i suoi centurioni ad attraversare il guado. Cesare nel vedere le sue truppe decise a proseguire l’impresa allontanò da sè ogni dubbio e varcò le sponde di questo fiume che fu così consacrato alla storia.
Cominciava ad albeggiare, in mattinata il generale giunse a Rimini dove non trovò alcuna resistenza e dove lo raggiunse il resto del suo esercito.
Era l’11 gennaio e per Cesare iniziava l’impresa più difficile della sua vita…ma questa è un’altra storia…
Nota: lo storico al fianco di Cesare sia in Gallia che nella guerra civile è Asinio Pollione, autore delle “Historiae” composte di ben 17 libri. Quasi la totalità delle sue opere è purtroppo andata perduta, ma è la fonte principale di tutti gli autori che poi hanno scritto su Cesare. Plutarco storico e filosofo greco, scrive le “Vite parallele” con la biografia di Cesare verso la fine del I° secolo d.C. , mentre Svetonio scrive le “Vite dei Cesari” nel 119 d.C. usando i testi di Pollione come fonte principale. Diversi storici hanno scritto opere di “Storia Romana” come Appiano d’Alessandria che intorno al 160 d.C. scrive la sua in 24 libri, dedicando il XIV° volume alla guerra civile tra Cesare e Pompeo; anche Cassio Dione scrive nel III°secolo una “Storia Romana” composta da 80 libri; Marco Anneo Lucano scrive il poema epico “Pharsalia” sulla guerra civile che oppose Cesare a Pompeo. Cesare stesso, autore del De Bello Gallico e del De Bello Civili nelle sue opere non fa alcun cenno alla notte in cui si perse prima di oltrepassare il Rubicone.

Tracce di Cesare

 DIALOGO DELLA NOTTE INQUIETA

Personaggi del Dramma: Caio Giulio Cesare, Soldati Romani, Abitanti della regione Cispadana, Agrimensore

Un primo soldato:

Salvete, Cispadaniae regionis gentes. Nobis Ariminum perveniendum est, ultra fines Italiae.

Salve gente (Pollia) della Cispadania, dobbiamo raggiungere Rimini oltre il confine con l’Italia

Abitante:

Nobis fines esse apud Rubiconem notum est!

Noi sappiamo solo che il confine è al Rubicone;

Un soldato:

Arimini ipsius tribunis plebis e Roma provenientibus occurremus.

Si proprio a Rimini incontreremo i tribuni della plebe provenienti da Roma

Un altro abitante:

Ariminum et Rubico ad orientem spectant. Hic locus multum abest a via

Aemilia consulari, collibus proxima, et a Via Popilia consulari, mari proxima.

Rimini ed il Rubicone si trovano ad est. Questo luogo (dove siamo ora) si trova lontano dalla strada consolare Emilia prossima alle colline e dalla consolare via Popilia prossima al mare.

Un soldato:

In tenebris viam amisimus et in has angustas semitas ingressi sumus, diu errantes!

Al buio abbiamo perso la strada e siamo entrati in questi angusti sentieri e abbiamo errato a lungo.

Un altro soldato:

Plaustrum reliquimus, et mulos, et nunc dux noster Rubiconem pedibus consequetur. Aliquis ex his viarum retibus educat et iter brevissimum ostendat!

Abbiamo abbandonato il carretto ed i muli ed ora il nostro comandante dovrà raggiungere il Rubicone a piedi. Qualcuno ci faccia uscire da questo reticolo e ci indichi la strada più breve.

Agrimensore intento a misurare con la groma il terreno

Ex flumine Sapi, quod apud Caesenam fluit, decumanorum itinera omnia ad orientem spectant, viaque brevissima est. Polum ad laevam sequimini! Mementote aquam.

Dal fiume Sapis di Caesena, le strade-decumani sono tutte dirette verso oriente e sono la via più breve. Dovete avere la stella polare alla vostra sinistra. Ricordate che l’acqua nei fossati scorre verso est e verso nord.

A sud vi sono le colline e a nord il mare. Rimini è dove al mattino si alzerà il sole.

Cesare :

In tenebris difficillimum est… decumanorum itinera, cardines; moramur, aliquis usque ad Rubiconem comitaturus esset… optime remunerabitur…. EGO sum Caius Julius Caesar, Gallorum Germanorumque victor!

Con questo buio è troppo difficile…. decumani e poi kardini; siamo in ritardo, qualcuno dovrebbe accompagnarci fino al Rubicone…. sarà ben ricompensato… io sono Caio Giulio Cesare vincitore dei Galli e dei Germani;

Corre un brivido nei presenti e gli uomini proteggono le donne a loro vicine (memori del ratto delle Sabine, poichè qui c’erano popolazioni provenienti da zone limitrofe ai Sabini)

Abitante che conosce le strade:

Ego paratus sum, vos corroborate (vino poculis ligneis reficientes).

Postea me sequère, numinibus me protegèntibus.

Mi preparo, voi rifocillatevi (con brulè in ciotole di legno) e poi seguitemi e che gli Dei mi proteggano.

I soldati salutano e ringraziano:

Vobis gratias ago. Vobiscum manere non possumus, quod libenter; sed consequi milites XIII Legionis debemus ad Rubiconem.

Grazie resteremmo volentieri con voi ma dobbiamo raggiungere al Rubicone i soldati della XIII° legione.

Testo a cura di Giancarlo Brighi (presidente ATTC). Traduzione dall’italiano al latino Prof. Giovanni Maroni.

Si ringraziano quanti, a vario titolo, hanno collaborato.

APPROFONDIMENTI
PLUTARCO – VITE PARALLELE
Egli (Cesare) dunque non aveva con sé più di trecento cavalieri e cinquemila fanti [Cesare aveva con sé soltanto la tredicesima legione]; il resto dell’esercito era rimasto al di là delle Alpi e lo avrebbero qui trasferito ufficiali appositamente inviati. Vedendo comunque che l’inizio dell’impresa cui si accingeva al momento di avvio non comportava subito l’utilizzo di molti uomini quanto piuttosto richiedeva rapidità d’esecuzione e straordinaria audacia (avrebbe cagionato maggior danno ai nemici se fosse piombato su di loro inaspettatamente anziché se fosse giunto dopo una lunga preparazione), ordinò a tribuni e centurioni di occupare Rimini, una grande città della Gallia {forse voleva dire ai confini della Gallia}, valendosi soltanto delle spade, senza le altre armi, e di astenersi il più possibile dal provocare uccisioni e dal cagionar tumulto, e affidò l’esercito ad Ortensio. Egli (Cesare) passò quella giornata in pubblico, assistendo alle esercitazioni di alcuni gladiatori; poco prima di sera fece un bagno e poi venne nella sala del banchetto ove rimase per un poco con quelli che aveva invitato a cena, e si alzò da tavola quando già faceva buio. Allora salutò tutti e li invitò ad attenderlo come se dovesse tornare, ma a pochi aveva detto prima di seguirlo, non però tutti insieme, bensì chi per una strada chi per un’altra. Egli salì su un carro preso a nolo e si mosse dapprima in una direzione; poi però mutò strada e scese verso Rimini. Quando giunse al fiume che segna il confine fra la (Gallia) Cisalpina e il resto d’Italia (si tratta del Rubicone) e gli venne fatto di riflettere, dato che era più vicino al pericolo ed era turbato dalla grandezza dell’impresa che stava per compiere, moderò la corsa {un modo per spiegare che aveva fatto tardi e senza dire che si era perso?}; poi si fermò, e in silenzio, a lungo , tra sé e sé meditò il pro e il contro. In quel momento mutò spessissimo parere e esaminò molti problemi con gli amici presenti, tra i quali era anche Asinio Pollione: rifletteva sull’entità dei mali cui avrebbe dato origini per tutti gli uomini quel passaggio, e quanta fama ne avrebbe lasciato ai posteri. Alla fine, con impulso, come se muovendo dal ragionamento si lanciasse verso il futuro, pronunciando questo che è un detto comune a chi si accinge a un’impresa difficile e audace: <si getti il dado>, si accinse ad attraversare il fiume e lì in seguito, procedendo con grande velocità, prima di giorno si buttò su Rimini e la conquistò. Dicono che la notte precedente il passaggio del Rubicone egli fece un sogno mostruoso: gli parve di congiungersi incestuosamente con sua madre.
SVETONIO – VITE DEI CESARI
…Cesare dunque, appena avvertito che l’intercessione dei tribuni era stata respinta e che questi avevano abbandonato la capitale, dato immediatamente ordine alle coorti di precederlo di nascosto per non destare sospetti, se ne andò, allo scopo di deviare ancor più l’attenzione… Poi, secondo una sua abitudine, pranzò in numerosa compagnia e quindi, dopo il tramonto, fatti aggiogare a un carretto i muli di un mulino vicino, si avviò nel massimo segreto e con debole scorta. Ma, al buio, perdette la strada ed errò a lungo, fino a quando all’alba, trovata una guida, riprese a piedi il cammino attraverso angusti sentieri. Raggiunte le sue coorti sulle rive del Rubicone, fiumiciattolo che segnava il confine della sua provincia, si fermò un momento e, meditando sull’importanza di quella decisione, rivolto a chi gli stava vicino, esclamò: “Per ora possiamo ancora tornare indietro, ma, una volta attraversato questo ponticello, tutto dovrà essere deciso con le armi” …
APPIANO – STORIA ROMANA: LE GUERRE CIVILI
…Cesare intanto aveva sollecitato l’arrivo del suo esercito, ma poiché gli piaceva sempre stupire e impressionare con la rapidità ed il coraggio più che con la forza dell’apparato, decise di dare inizio a una guerra tanto impegnativa con soli cinquemila uomini e di occupare i punti nevralgici d’Italia. Mandò dunque innanzi i centurioni con pochi uomini, i più coraggiosi, in atteggiamento pacifico, perché entrassero a Rimini e subito la occupassero: questa è la prima città in Italia per chi viene dalla Gallia. Egli stesso, verso sera, come se stesse poco bene, si ritirò dalla cena lasciando gli amici ancora a tavola, e salito su una carrozza venne a Rimini, seguito a distanza dai cavalieri. Portatosi poi in fretta al fiume Rubicone che segna il confine d’Italia, si fermò, e … pronunciò “si butti il dado” …
Dalla lettura dei frammenti pervenuti dagli antichi storici, adattati nella conoscenza del territorio possiamo ipotizzare:
1. Cesare non avrebbe imboccato la via Popilia (132 a.C.) via principale verso Rimini e forse neppure la strada principale diretta alla valle del Savio (Via Decimano)
2. Cesare si sarebbe diretto verso sud quindi verso le colline per strade secondarie. Ma non le avrebbe raggiunte. L’effetto ottico che si ha trovandosi fra Campiano e Casemurate: sembra di avere Montemaggio-Bertinoro sopra la testa e non è un caso che qui si sia mantenuto il rettifilo della via Erbosa.
3. Da questa zona Cesare si diresse verso est (cambiò idea, forse sorprendendo anche i suoi stessi fedelissimi) e probabilmente da Campiano, S.Zaccaria esisteva la strada diritta per Rimini (via del Confine o via Popilia antica) andata in disuso e accidentata dopo la costruzione della via Popilia (quella che noi oggi chiamiamo Via Romea dai tempi dei pellegrinaggi del medioevo).
4. Non è da escludere che neppure questa strada (la via del Confine) sia stata percorsa ma che sia stata solamente fiancheggiata camminando nei sentieri (decumani e kardini adiacenti appartenenti alle centuriazioni). Anche oggi così facendo, da ritorno dal mare, molti si perdono: ai tempi di Cesare, di notte, non vi doveva essere una segnaletica efficiente!
5. Visto quanto sopra sarebbe pure da escludere che Cesare si sia avvicinato alle colline per percorrere la via Emilia (187-181 a.C.) l’altra strada importante per giungere a Rimini e quindi sicuramente presidiata dai Pompeiani.
6. Non si ha traccia alcuna di scontro epico fra gli eserciti (truppe) di Cesare e Pompeo al Rubicone: nessun documento storico pervenuto ne parla, e fatto assai insolito, nemmeno i vincitori.
7. In definitiva si ritiene che passato il Savio, Cesare poi si sia perso ed abbia girovagato. Questi sono i fatti ( gli unici pervenuteci) e non ci siamo addentrati volutamente su dove si trovava il Rubicone e addirittura dove Cesare lo abbia varcato. La nostra ipotesi insiste su quale zona dell’area centuriata Cesenate-Cervese abbia attraversato Cesare per raggiungere Rimini.

Logo associazione terre centuriate cesena

L’ Associazione delle Terre Centuriate promuove da oltre vent’anni lo studio della Centuriazione Cesenate e l’approfondimento della storia e delle tradizioni locali.
Il Consiglio direttivo si riunisce una volta al mese nella sede del Quartiere Cervese Nord ed è aperto a chiunque voglia condividere i valori e la passione per la propria terra.
Chi volesse avere informazioni o iscriversi all’Associazione può farlo inviando una mail a: assterrecenturiatecesenati@gmail.com o contattando la sede del Quartiere.
Alcune iniziative dell’Associazione sono presenti sul canale web YOUTUBE al link http://www.youtube.com/user/terrecenturiate?feature=results_main

Alcune foto della prima narrazione del passaggio di Giulio Cesare tra la centuriazione cesenate e cervese

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Altre foto

http://www.flickr.com/photos/corrierecesenate/sets/72157639644711103/

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