2014 L’ACQUA CHE BEVIAMO

Dai tempi delle scuole abbiamo un’immagine impressa nella mente: il sole che riscalda il mare, fa evaporare l’acqua, creando così le nuvole che, spostate dal vento, vanno a piovere sulle montagne. In realtà, l’acqua prima di arrivare al nostro rubinetto di casa segue un percorso più complesso, osserviamolo.
La pioggia che bagna la foresta della Lama, accarezza i boschi con i suoi 2454 ettari e scende verso l’invaso artificiale di Ridracoli che, grazie alla sua diga si raccolgono 33 milioni di metri cubi d’ acqua.
Dopo essere stata potabilizzata dall’impianto di Capaccio scende fino al monte Casale di Bertinoro, dove si trova un serbatoio di contenimento di 60 mila metri cubi. Da cuesto punto l’acqua viene distribuita a 40 comuni collegati.
Le piogge che bagnano la vallata del Savio, si raccolgono sul fiume, il quale scorre impetuoso fino a Borello, per poi rallentare la sua corsa e iniziare ad infiltrarsi nel terreno. A Cesena l’assorbimento delle acque nel terreno si fa più accentuato grazie alle ghiaie e alle sabbie che sono state trascinate e sepolte nei millenni, in seguito all’erosione delle montagne da parte del Savio. Questi grandi ammassi di ghiaie separati da strati di argille, contengono la riserva idrica del comune di Cesena e vengono chiamate conoidi di deiezione del savio, perché alimentati da esso. A prelevare in questo conoide sono numerosi pozzi che, prima del 1987, (data che segna l’arrivo dell’acqua di Ridracoli) erano l’unica risorsa idrica del comune.
L’estrazione di queste acque avviene ancora oggi anche se poi viene miscelata con quella proveniente da Ridracoli. Mediamente, nei tre anni presi in considerazione, l’acqua distribuita ai nostri rubinetti proveniente da Ridracoli é pari al 65%.

grafico

 

 

Mentre il restante 35% proviene dal conoide del Savio che si trova sotto i nostri piedi. Questo ammasso ghiaioso è un bene prezioso per tutti noi e per le generazioni future. Sapere che questa riserva idrica può essere danneggiata dai nostri comportamenti ci deve rendere più responsabili.
Negli anni passati i massicci usi di fitofarmaci in agricoltura, aumentarono enormemente l’inquinamento di aria acqua e suolo.
La quantità media usata in Emilia-Romagna era di 2800 grammi per ettaro, mentre dai dati antecedenti all’anno 1990, la media Italiana ne contava 500 grammi e la Germania 40 grammi. Queste massicce dosi di insetticidi e fosfati che hanno impregnato il terreno, sono state in parte assorbite dalla nostra riserva idrica naturale.
In quegli anni, per l’uso massiccio di fitofarmaci, si registrò un aumento di tumori. La media nazionale registrava 196 casi su 100.000 abitanti, mentre nel nostro comune se ne registravano 227, sopratutto avvertiti nelle campagne. Con la lotta biologica, (insetti buoni), si è intrapreso il cammino per ridurre l’uso di fitofarmaci. In oltre alcuni terreni del Cesenate, con permeabilità maggiore, sono tutelati con concimazioni e trattamenti limitati.
Un altro pericolo per la nostra riserva idrica sono gli scarichi delle acque nere. L’aumento della popolazione dal dopoguerra ad oggi, ha visto aumentare le abitazioni. Molte di queste non sono ancora allacciate al depuratore, causando anche se in piccola parte, infiltrazioni di acqua insalubre nei terreni che, assorbite rischiano di infiltrarsi nel conoide.
Per capirne il fenomeno è sufficiente leggere una qualsiasi relazione di un geologo , oggi inserita in tutti i progetti di costruzione edilizia. Di sovente vengono anche pubblicate tutte le criticità del territorio Cesenate.
Dalla relazione del geologo per il progetto Novello, si apprende che gli strati di argilla che, separano le acque di prelievo per l’acquedotto con quelle di superficie, sono state perforate dai numerosissimi pozzi scavati negli anni.

conoide posizione 2

 

Questi fori mettono in collegamento le acque di superficie con quelle di profondità, comportando un aumento di permeabilità dei terreni e più si attinge alle acque di profondità, più le acque di superficie penetrano. in questo modo si peggiora la qualità delle acque utilizzate per l’acquedotto cittadino. Disciolti nelle acque di superficie si possono trovare diserbanti, concimi, oli persi dalle auto, ecc…
Un aiuto alla riserva idrica di Cesena è stata data dall’arrivo del C.E.R. (canale Emiliano-Romagnolo). Infatti, grazie alle sue acque, adibite all’irrigazione agricola, ha limitato l’uso di alcuni pozzi, riducendo così i prelievi. In oltre tali estrazioni erano anche causa di subsidenza.
Un altro pericolo della riserva idrica è dovuta alla discarica la Busca di San Carlo. Nel 2013 una piccola frana della montagna, dove la discarica è appoggiata, a causato la rottura del telone e l’argilla di contenimento, questo ha provocato una fuoriuscita di percolato, una seconda camera di contenimento ha limitato i danni. Oggi il percolato che fuoriesce, viene pompato e trasportato in centri di smaltimento abilitati. Si è corso il rischio che il percolato scolasse nel fiume Savio andando ad inquinare le acque, proprio a monte del conoide, la dove la sua permeabilità è maggiore.
Un ulteriore aggravio è dato dalle acque di prima pioggia che dilavano le strade di lunga percorrenza e i grandi parcheggi. La comunità Europea ci ha imposto di raccoglierle e filtrarle, ma la legislatura Italiana non applica totalmente la normativa. La quale prevede, di filtrare le acque di prima pioggia con ghiaie, mentre nei casi di maggiore inquinamento queste acque sono da raccogliere e smaltirle in un depuratore. Questo per evitare che inquinanti persi da veicoli, vadano ad infiltrarsi nelle falde.

Storicamente in una città fiancheggiata dal Savio e dal Cesuola, l’acqua non è mai stato un problema, in più i terreni di origine alluvionali davano la possibilità di giungere all’acqua scavando dei piccoli pozzi. L’idea di un primo acquedotto nacque con la costruzione della fontana Masini alla fine del 1500, furono incanalate le numerose sorgenti della valle del Cesuola con condotte in cotto.
Agli inizi dell’ottocento, la popolazione era aumentata e così anche la richiesta di acqua potabile e gli scarichi fognari avevano iniziato ad inquinare le falde superficiali.
Solo nel 1908 si inizio a costruire pozzi profondi, il primo fu scavato vicino all’antica chiesa di San Mauro, si giunse alla profondità di 63 metri senza trovare acqua. L’anno dopo si scavò nei pressi della via Cervese ad una profondità di 130 metri senza successo. L’amministrazione si convinse che non si sarebbe trovata acqua nel sottosuolo di Cesena e pensò di convogliare a valle le sorgenti attorno al fumaiolo.

ghiaie

 

Nel 1918 iniziarono i lavori e si fermarono nel 1922 per i costi, perché si rilevarono altissimi. Nel 1924 si riprese a scavare pozzi alla ricerca dell’acqua nel conoide di deiezione del Savio, finalmente nella zone dell’ippodromo fu trovata ad una profondità di appena 25 metri. Negli anni che seguirono, l’aumento della popolazione, nuove industrie e agricoltura intensiva che necessitavano di enorme quantità d’acqua, fecero si che accanto ai pozzi comunali si moltiplicarono quelli dei privati in tutta la pianura Romagnola. Questo provocò da prima un abbassamento di pressione delle falde e poi del livello, causando il fenomeno della subsidenza. Si pensi che nel 1880, a Cervia per alimentare una fontana nella piazza si scavò un pozzo, appena bucata la falda freatica, l’acqua fuoriuscii a pressione, spazzando via il macchinario usato come trivella, per tre giorni le acque allagarono strade e cantine prima di riuscire a contenerle. Oggi quella falda è a 100 m di profondità. Il fenomeno della Subsidenza e molto conosciuto nella zona di Ravenna, il suolo tra il 1950 e il 1980 si è abbassato di 1500mm.
L’allarme scaturito dalla subsidenza e il fatto che per trovare l’acqua occorresse scavare pozzi sempre più profondi, indirizzò le città romagnole sul progetto pensato agli inizi del 1900. Nel 1975 si formò il Consorzio Acque e si progettò una diga sul Bidente nei pressi di Ridracoli.

A San Giorgio prima del 1945 esistevano tre fonti, dove l’acqua sgorgava naturalmente, Una era situata dietro la torre Malatestiana, una di fronte al mulino e l’altra ai piedi della conserva. Nel dopoguerra l’aumento dell’agricoltura intensiva, e quindi più prelievi da nuovi pozzi, ha causato un abbassamento delle falde, e quindi l’aggiunta di pompe a mano alle fonti. L’aumento della popolazione ha portato anche inquinamento delle falde e attorno agli anni 60 si chiuse l’ultima fonte. Non mancarono le proteste dei residenti che credevano che quell’acqua ferruginosa avesse proprietà curative. La chiusura di quell’ultima fontana provoco disagi per i cittadini, una cisterna settimanalmente veniva da Cesena per la distribuzione dell’acqua potabile, fino a quando
fu costruito l’acquedotto di San Giorgio, oggi dismesso.

Lando Barbieri 26/02/2014

Fonti
Libro: La figlia di un fiume e di un colle di Roberto Casali e Mario Mercuriali edizione 1995 Il ponte Vecchio.

Link:
Relazione del geologico-tecnica “NOVELLO” pag 26.   TAV_32.1_Relaz_Geologica
http://www.comune.cesena.fc.it/flex/cm/FixedPages/Common/Search.v2.php/L/IT?frmSearchText=relazione+geologo+novello&x=13&y=9

Sito regione Emilia Romagna
http://geo.regione.emilia-romagna.it/geocatalogo/

Dati di miscelazione acqua
http://www.cesenadialoga.it/index.php/acqua/

ISIS Giuseppe Garibaldi Cesena
http://www.delfo.forli-cesena.it/SSAGRARIO/cesuola/acqua.htm

Leggi a difesa delle acque

Europa:
Direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dell’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole.
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31991L0676:IT:HTML

Italia:
Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”
http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl2.htm#109

Regione Emilia Romagna:
Direttiva concernente indirizzi per la gestione delle
acque di prima pioggia e di lavaggio da aree esterne
(art. 39, DLgs 11 maggio 1999, n. 152).
Scarica pdf

INQUINAMENTI PERICOLOSI PER LE ACQUE
PIRALENE – http://www.focus.it/ambiente/ecologia/inquinamento-che-cosa-sono-i-pcb-2905211323

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